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L'area della riserva e, più in alto, quella interessata dal progetto del resort
Resort Torre Salsa Le ragioni del "no" ambientalista

Anche il WWF insieme a Legambiente e Marevivo hanno sottoscritto e depositato alla Commissione Ambiente dell'Ars un documento nel quale chiedono la sospensione delle procedure per il rilascio della concessione edilizia al gruppo Adler-Ritempra per il complesso alberghiero a Siculiana

di Debora Randisi - 14/04/2016

Legambiente, WWf e Marevivo bocciano senza mezzi termini il progetto di realizzazione di un resort a Torre Salsa e chiedono formalmente la sospensione delle procedure per il rilascio della concessione edilizia. Ieri infatti tre tra le più importanti associazioni ambientaliste italiane hanno presentato in audizione all’Ars (qui il video integrale della seduta) un documento (qui in versione integrale) in cui, nero su bianco, hanno espresso la loro contrarietà in termini tecnici e più in generale politico-economici. Il testo, firmato da Antonio Zanna, presidente regionale di Legambiente, è stato sottoscritto anche da Fabio Galluzzo di Marevivo Sicilia e da Franco Adarolo di WWF Sicilia.

Da un punto di vista tecnico si tratterebbe di un vero e proprio pasticcio, l’iter che ha portato all’autorizzazione del progetto. Le associazioni insistono soprattutto su una questione. Tutto l’iter autorizzativo risulterebbe viziato già in origine, poiché si fonderebbe su una strumentazione urbanistica che non ha osservato le norme adeguate per modificare la destinazione urbanistica di quella precisa porzione di territorio comunale. E il dito è qui puntato naturalmente sull’Amministrazione comunale di Siculiana.

Il sito in cui si vorrebbe realizzare la struttura interesserebbe un’area esterna alla Riserva Naturale ma interna al SIC, ovvero al Sito di Interesse Comunitario denominato “Foce del Magazzolo, Foce del Platani, Capo Bianco, Torre Salsa”, cioè un'area individuata ai sensi della direttiva europea. A parere delle associazioni, gli elaborati del Piano Regolatore Generale non terrebbero proprio conto dell’esistenza del SIC e delle norme ad esso annesse. Tanto che la variante urbanistica pare sia stata approvata senza essere sottoposta alla procedura di Valutazione di Incidenza, così come invece la legge vorrebbe.

Vi sarebbe infine un altro insediamento produttivo turistico (“Eutopos”) di cui la variante urbanistica è stata approvata dal Consiglio comunale di Siculiana nel 2013 che, sebbene ricada fuori dal perimetro SIC, risulta interna alla fascia di rispetto dei 150 metri.

Ma l'opposizione al Resort ha soprattutto una connotazione di natura politica. Il modello turistico che il progetto sottende non convince affatto le associazioni. "Il modello fondato su grandi strutture chiuse, sostenuto negli ultimi decenni anche da importanti investimenti, ha avuto una irrilevante incidenza sulla crescita del settore turistico. Ha prodotto importanti impatti negativi sull'ambiente a fronte d scarsissimi effetti sull'occupazione e sul PIL della Regione", affermano le associazioni riportando l'esempio del Golf Resort Verdura di Sciacca.

Altra questione che pongono tra le argomentazioni è poi la riconversione di queste strutture una volta dismesse. Operazione questa di cui "quasi sempre si deve occupare la collettività. In sostanza: si pubblicizzano i costi, fi-nanziando la costruzione e la riconversione, e si privatizzano gli utili".

Le associazioni concordano sul fatto che lo sviluppo legato al settore turistico dovrebbe muoversi su ben altri fronti. E qui Legambiente, WWf e Marevivo alzano la voce. "Se gli stessi investimenti e la stessa forte spinta politica si fossero concentrati su strutture ricettive, alberghiere o extralberghiere meglio inserite nella filiera turistica, cioè l’insieme di beni e servizi di un territorio che, messi a sistema, ne costituiscono l’offerta turistica, avrebbero prodotto certamente ben altri risultati sul piano economico". Come dar loro torto. 

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